Guarire dal Mondo

Il blog di Roberto Cosenza

Cani

L’anno della rottura, secondo gli storici, fu il 2098: le nuove nascite furono appena 20.345. Da quel momento in poi la caduta fu libera e inarrestabile. Un nuovo picco negativo si raggiunse appena 5 anni dopo, quando i nuovi nati furono appena 13.421. Ma era troppo tardi. Nessuno stato al mondo riusciva più ad attirare nuovi cittadini, politiche fiscali, welfare, in alcuni casi bonus in denaro, erano del tutto inutili, poiché chi aveva dei cittadini a disposizione se li teneva stretti.

Il benessere diffuso raggiunto in gran parte dei paesi del globo aveva reso la pratica del fare figli davvero poco attraente, chiunque preferiva dedicarsi al tempo libero, alla carriera, ai divertimenti, piuttosto che spendere tempo, energie e denaro (sebbene le nascite fossero ampiamente sovvenzionate) nella cura di nuovi esseri umani, e così progressivamente il declino demografico arrivò a suo atto finale. Negli anni gli stati non vedendo risultati tangibili derivare dalle proprie politiche per la natalità si arresero alle soluzioni alternative. La proposta più clamorosa fu da parte di una piccola repubblica che propose un abbondante sussidio a vita: casa gratuita e cure mediche per ogni donna che decidesse di fare figli, ma fu insostenibile, la proposta arrivò troppo tardi, fu ritirata e quella stessa repubblica vide nascere nei cinque anni successivi appena 200 nuovi individui.

Uno degli effetti più sorprendenti di questa situazione fu l’assenza di guerre: sebbene fossero strettamente tecnologiche, e combattute a suon di cyberattacchi, distruzione di infrastrutture e portate avanti mediante l’utilizzo di macchine, nessuno aveva più l’interesse a combatterle, i veri conflitti si basavano sul furto di cittadini. Questo portava spesso all’interruzione dei rapporti diplomatici o poco più, e la cosa era talmente innocua e abituale, che come se nulla fosse gli stati riprendevano poco dopo le normali relazioni. Alcuni paesi arrivarono a rapire cittadini stranieri, rinchiudendoli in prigioni dorate in cui venivano loro forniti beni materiali e grandi attenzioni di ogni sorta. La produzione industriale, l’agricoltura, i servizi essenziali, erano tutti automatizzati, ogni cosa aveva una sua intelligenza artificiale, un suo robot, un suo software dedicato, e poiché le nazioni erano abitate perlopiù da centenari, erano questi a manovrarli.

Molte aree del mondo erano ormai spopolate, e la natura se le riprese con prepotenza: foreste, fauna, aria limpida, acque cristalline, erano tornate laddove gli esseri umani erano scomparsi. Alcune specie considerate ormai estinte erano riapparse, gli esseri umani si erano ritirati in grandi centri urbani automatizzati, determinando una netta separazione tra mondo naturale e mondo artificiale e in tanti ormai non sapevano più cosa ci fosse oltre le mura che delimitavano e proteggevano i centri abitati. Gli orti erano realizzati in grandi serre cittadine, e producevano lo stretto necessario per la sopravvivenza delle comunità. Il cambiamento climatico aveva però raggiunto un arresto e un’inversione già a partire dal 2080.

Tutti ricordavano che già nei primi anni ’20 del XXI secolo i cani erano diventati una presenza costante nella vita degli esseri umani, la pet economy era cresciuta vertiginosamente, e gli stabilimenti che un tempo producevano pannolini, biberon e carrozzini avevano iniziato a produrre collari, cuccette, crocchette e cappottini da pioggia per cani. Laddove c’erano parchi giochi erano apparsi parchi per cani, le pubblicità dei beni per l’infanzia furono sostituite da quelle dedicati a cibo e accessori per gli animali, così i cani nel corso nel primo secolo erano diventati parte attiva della comunità. Un tempo svolgevano solo alcuni lavori, un tempo umili, come il pastore o il guardiano in aree rurali, poi progressivamente più dignitosi, come accompagnatori per ciechi, assistenti della pet therapy, cani poliziotto, cani per salvataggi, cani molecolari, poi erano diventati cani da compagnia, poi figli, amici, membri della famiglia, qualcuno aveva iniziato a reclamare il diritto di riconoscere un animale domestico come un membro facente parte a tutti gli effetti della famiglia giuridicamente e furono approvate leggi ad hoc in diversi stati. Ma la cosa non si fermò qui, come sappiamo, poiché per la mancanza di esseri umani i cani vennero usati in un numero crescente di lavori, che con un buon addestramento potevano svolgere, come nella produzione o nella logistica, del resto alcune razze particolarmente intelligenti imparavano in fretta. Si giunse presto ad assumerli come impiegati, come insegnati, ad eleggerli in parlamento, e fu così che si ebbe il primo cane presidente al mondo, nel 2256, forse uno dei politici più amati di sempre, un golden retriever con un programma progressista, rimasto in carica per dieci anni, in grado di instaurare proficui rapporti con le nazioni estere portando con sé una pallina verde. Fu l’apice di un grande percorso di inclusione animale: molti anni prima qualcuno aveva iniziato a pensare che i cani avessero l’anima, che fossero migliori degli umani, che fossero sensibili e intelligenti, e per fortuna queste idee filosofiche così aperte ed innovative ebbero una grande fortuna e furono largamente condivise in ampie aree del mondo. Ed è per questo che fu possibile avere cani filosofi, cani artisti, cani scrittori, proprio come chi vi scrive in questo momento, e come per lungo tempo si usarono espressioni dispregiative come “lavori come un cane”, “scrivi come un cane”, “canti come un cane”, ora quelle stesse espressioni si usavano in una accezione positiva. Finalmente, nel mondo popolato da cani, c’era un giusto riconoscimento di questa nobile forma di vita. Ma noi cani non abbiamo dimenticato chi ci ha preceduto, abbiamo dedicato monumenti e piazze, giornate commemorative e feste nazionali a quegli esseri umani che così generosamente ci hanno lasciato il loro mondo e che noi non dimenticheremo mai.

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