Contro i libri

In occasione di una mostra dedicata ad una coppia di acrobati allestita a Torino, essendo di passaggio in città, mi sono imbattuto in un’edicola composta per l’occasione: era stata realizzata ricordando una tenda di un circo ed al suo interno, al posto dei giornali, erano esposte rarità editoriali, molti libri introvabili, una parte realizzati in modo artigianale. La cosa mi è sembrata irresistibile, finalmente qualcosa che aveva una forma imprevedibile e non standardizzata.

Qualcosa nel mio rapporto con la carta stampata è cambiato negli anni, ma nell’ultimo periodo questo allontanamento si è fatto più rapido e più profondo. La nausea per i prodotti editoriali è diventata insofferenza verso la figura dell’intellettuale (glorioso artificio), poi allontanamento dal prodotto stampato di per sé, pulito e impaginato, regolare e perfetto; ma dall’altra parte ho cominciato ad interessarmi molto di più ad altre cose, più vive e più autentiche: libri e riviste artigianali e quasi senza tiratura, pezzi di vita di persone, conversazioni ed esperienze non trascrivibili, individui letterari per il semplice fatto di esistere in una specifica forma. Il libro ha fatto forse il suo tempo, mi sono detto, e nei libri trovi ciò che è prevedibile, conforme alla norma, conformista nel senso più ampio del termine: storie, autori, copertine, indici, numeri di pagine, prezzi, colori, illustrazioni di copertina, ringraziamenti e dediche, quasi mai sorprendono, tutto segue le regole, le buone regole.

Temo che leggendoli i libri in qualche forma possano contaminarmi con il loro perbenismo, che quell’indice che inizia con 1 e avanza in modo progressivo, in qualche modo possa attaccarmi addosso la sua matematica utile a contare e catalogare le cose della vita in modo lineare. Tutto ciò che rompe questo schema in letteratura non è di questo secolo. Mi torna in mente Vita di Alberto Pisani di Carlo Dossi, che parte con il capitolo 4, e la generazione di suoi contemporanei, antenati molto più inquieti nelle ricerche e nelle parole.

La complessità del mondo sembra inversamente proporzionale alla qualità della sua letteratura. Allora forse è vero che i nostri cervelli impigriti presto non saranno più adatti alla letteratura e inseguirli, con pagine di scarso valore, nel tentativo di elemosinare attenzioni, non servirà. E mi fanno tenerezza quegli “intellettuali” in vista che si dimenano per le variazioni dei programmi scolastici, mentre tonnellate di carta vengono imbrattate nella speranza di camuffare la scomparsa della letteratura. C’è ormai molta più letteratura non scritta che stampata, è fuori, nella vita, in forme che i libri non riescono più a catturare. L’era del digitale non ha fatto altro che accelerare questo processo di smaterializzazione, che se da un lato ha il difetto di non lasciare tracce tangibili del nostro mondo culturale, dall’altro ha moltiplicato le forme di espressione, che sono diventate meno prevedibili e schematiche, e in un certo senso più sperimentali e forse più letterarie della letteratura.

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