Guarire dal Mondo

Il blog di Roberto Cosenza

Eventi climatici e instabilità politica: il caso della Rivoluzione francese

L’inflessibilità delle leggi, che impedisce loro di adattarsi agli eventi, può in certi casi renderle perniciose e causare il crollo dello Stato in un momento di crisi. L’ordine e la lentezza delle procedure richiedono un lasso di tempo che le circostanze a volte non consentono. Possono presentarsi mille situazioni che il legislatore non ha previsto, ed è una lungimiranza imprescindibile riconoscere che non si può prevedere tutto.

Jean-Jacques Rousseau, Du contrat social (1762), libro IV, cap. VI, «De la dictature».1

Possiamo immaginare che in una mattina di primavera del 1788, in Francia, un contadino scrutasse sconfortato l’orizzonte, come ormai stava facendo da settimane, e che un’inquietudine lo investisse. Quell’anno, infatti, si attese a lungo che arrivasse un po’ di pioggia, ma invano. Il fatto che non piovesse era un problema per molti motivi: la Francia era un paese prevalentemente rurale, nel quale circa quattro abitanti su cinque vivevano nelle campagne e dipendevano, direttamente o indirettamente, dall’agricoltura. Il pane rappresentava un alimento fondamentale per gran parte della popolazione, soprattutto per i ceti meno abbienti, sui quali gravavano anche pesanti obblighi fiscali e signorili. Per molte famiglie, il suo acquisto assorbiva già in condizioni normali una parte considerevole del reddito. La siccità contribuì così a compromettere la produzione cerealicola, che, secondo alcune ricostruzioni, risultò inferiore del 35–40% rispetto alla media degli anni precedenti. Il prezzo del pane cominciò a salire, aggravando le condizioni di vita della popolazione.2 Se si analizzano nel loro insieme gli eventi climatici che precedettero la Rivoluzione francese, emerge un quadro nel quale i fatti politici non appaiono indipendenti dalle condizioni ambientali e nel quale gli avvenimenti culminati nel 1789 risultano anche dalle scelte compiute per fronteggiare la crisi. Si tratta di un punto di riflessione importante, perché invita a considerare la storia attraverso una prospettiva più ampia, che tenga conto anche di fattori talvolta lasciati sullo sfondo delle ricostruzioni storiche. Non si tratta di elementi sconosciuti, ma di riconoscere che, accanto alle idee politiche, alle carestie e alle tensioni sociali, occorre interrogarsi sulle condizioni che contribuirono a generarle, ad aggravarle e, in alcuni casi, ad accelerare il corso degli avvenimenti.

Negli anni precedenti la Rivoluzione francese, la politica di approvvigionamento dei cereali contribuì ad aggravare le difficoltà provocate dalla successiva crisi agricola. Ancora nel giugno del 1788, nonostante i primi segnali della siccità, il governo autorizzò il proseguimento delle esportazioni di grano. Soltanto nell’agosto dello stesso anno, con il ritorno di Jacques Necker alla guida delle finanze, le esportazioni furono vietate e vennero promosse importazioni di cereali dall’estero.3

Nella primavera e all’inizio dell’estate del 1788, la Francia fu colpita da una grave siccità, accompagnata da temperature elevate. Le condizioni meteorologiche compromisero la produzione agricola: secondo alcune ricostruzioni storiche e climatiche, il raccolto cerealicolo risultò inferiore del 35–40% rispetto alla media degli anni 1774–1788.4

Il 13 luglio 1788 una violenta perturbazione, accompagnata da grandinate eccezionali, attraversò vaste aree della Francia, danneggiando gravemente le coltivazioni e colpendo oltre mille villaggi. La produzione cerealicola, già compromessa dalla siccità, subì ulteriori perdite, mentre anche la viticoltura fu duramente colpita. La scarsità dei raccolti contribuì all’aumento del prezzo del pane e all’aggravarsi delle tensioni sociali: nel corso del 1788 si verificarono numerose rivolte legate all’approvvigionamento dei cereali, destinate a intensificarsi nei primi mesi del 1789.5

All’insufficienza dei raccolti si aggiunse il rigidissimo inverno del 1788–1789, uno dei più severi del secolo. Alla fine di dicembre furono registrate temperature eccezionalmente basse, che a Parigi raggiunsero circa −22 °C. Il gelo interessò numerosi corsi d’acqua, ostacolando la navigazione, i trasporti e il funzionamento dei mulini. Le difficoltà di approvvigionamento si aggravarono ulteriormente, mentre il prezzo del pane continuava a crescere.6

Nella primavera del 1789 le proteste popolari assunsero un carattere sempre più politico, intrecciandosi con la crisi della monarchia e con la convocazione degli Stati generali. Il 14 luglio, la presa della Bastiglia divenne uno degli eventi simbolici della Rivoluzione francese. La coincidenza con la crisi alimentare è particolarmente significativa: secondo una ricostruzione storico-meteorologica, proprio quel giorno i prezzi dei cereali raggiunsero il loro massimo nella serie esaminata dagli studiosi. Le difficoltà economiche non furono l’unica causa della Rivoluzione, ma contribuirono ad accelerare e radicalizzare le tensioni già esistenti.7

La crisi agricola francese del 1788–1789 si inseriva in un contesto climatico più ampio. Fra il tardo Medioevo e il XIX secolo, diverse regioni dell’emisfero settentrionale, soprattutto in Europa, attraversarono fasi di raffreddamento comunemente ricondotte alla cosiddetta Piccola Età glaciale. Non si trattò di un fenomeno uniforme o continuo, ma di un insieme di oscillazioni climatiche che, in determinate circostanze, contribuirono ad accrescere la vulnerabilità delle società agricole alle crisi dei raccolti.8

Un altro importante evento climatico del periodo fu la grande eruzione del sistema vulcanico islandese del Laki, avvenuta tra il giugno 1783 e il febbraio 1784. Le enormi quantità di gas e aerosol immesse nell’atmosfera produssero conseguenze ambientali e climatiche in diverse regioni dell’emisfero settentrionale. Alcune ricostruzioni stimano un raffreddamento medio annuo di circa 1,3 °C in Europa e Nord America nei due o tre anni successivi. Tuttavia, il rapporto fra l’eruzione e la successiva crisi francese del 1788–1789 non può essere considerato un nesso causale diretto e dimostrato.9

La sequenza di avvenimenti climatici che hanno preceduto la presa della Bastiglia hanno quindi contribuito attivamente a trasformare tensioni sociali e malessere diffuso in rivoluzione politica. Non è ovviamente possibile stabilire una relazione diretta tra singoli episodi climatici e rivoluzione, ma è possibile comprendere come gli effetti del clima abbiano accelerato, se non determinato, le condizioni affinché il 1789 divenisse un anno di cesura storica. D’altra parte non è irragionevole pensare che una differente gestione di cattivi raccolti, siccità, temperature straordinarie e grandinate eccezionali avrebbe determinato anche una diversa direzione degli eventi. Si tratta chiaramente di un’ipotesi che richiede approfondimenti e un maggior numero studi mirati, a parere di chi scrive. Attenendoci però ai fatti, ciò che possiamo constatare è che il clima non può essere considerato solo lo sfondo sul quale gli eventi storici si stagliano, ma al contrario deve essere considerato un elemento attivo del contesto preso in esame, che può diventare un importante acceleratore degli avvenimenti, al punto da essere determinante.

Bibliografia

  1. Rousseau, Jean-Jacques, Du contrat social, ou Principes du droit politique, Amsterdam, Marc-Michel Rey, 1762, libro IV, cap. VI, «De la dictature». ↩︎
  2. Neumann, J., e Dettwiller, J., «Great Historical Events that were Significantly Affected by the Weather: Part 9, the Year Leading to the Revolution of 1789 in France (II)», Bulletin of the American Meteorological Society, vol. 71, n. 1, 1990, pp. 33–41.
    Waldinger, Maria, «“Let them eat cake”: drought, peasant uprisings, and demand for institutional change in the French Revolution», Journal of Economic Growth, 29, 2024, pp. 41–77.
    Aftalion, Florin, «Le prix du blé à Pontoise en 1789», Histoire, économie & société, 7, n. 1, 1988, pp. 107–115. ↩︎
  3. Emmanuel Le Roy Ladurie, intervista «Le 13 juillet 1788 : un orage prérévolutionnaire», Météo-France, 6 marzo 2020. ↩︎
  4. «Great Historical Events that were Significantly Affected by the Weather: Part 9, the Year Leading to the Revolution of 1789 in France (II)», Bulletin of the American Meteorological Society, vol. 71, n. 1, 1990, pp. 33–41. ↩︎
  5. Le Roy Ladurie, «Le 13 juillet 1788 : un orage prérévolutionnaire», cit.; Société royale d’agriculture, Avis aux cultivateurs dont les récoltes ont été ravagées par la grêle du 13 juillet 1788. Rédigé par la Société royale d’agriculture, et publié par ordre du roi, Paris, Imprimerie royale, 1788, 16 pp., scheda bibliografica della Bibliothèque nationale de France. ↩︎
  6. Le Roy Ladurie, «Le 13 juillet 1788: un orage prérévolutionnaire». ↩︎
  7. Neumann e Dettwiller, «Great Historical Events that were Significantly Affected by the Weather: Part 9». ↩︎
  8. Neukom, Raphael, et al., «No evidence for globally coherent warm and cold periods over the preindustrial Common Era», Nature, vol. 571, 2019, pp. 550–554. ↩︎
  9. Thorvaldur Thordarson e Stephen Self, «Atmospheric and environmental effects of the 1783–1784 Laki eruption: A review and reassessment», Journal of Geophysical Research: Atmospheres, vol. 108, D1, 2003, DOI: 10.1029/2001JD002042. ↩︎

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