E così hai ricevuto un feedback negativo, oppure non hai ricevuto alcun feedback, in merito alla tua partecipazione ad un concorso letterario. Prima di accusare il colpo o riflettere in merito, questo evento andrebbe contestualizzato, come qualsiasi altra cosa: chi ha letto il tuo elaborato, quali titoli ed esperienza ha, perché è seduto su quella sedia e qual è il suo obiettivo. Proverò a ragionare su questi punti, cercando di mantenere il dovuto distacco e motivando ogni considerazione, evitando però di parlare di qualsiasi premio specifico.
Iniziamo col dire che in Italia esistono premi molto validi e altri meno validi, e questo non è legato alla grandezza o alla fama del concorso. Gli aspetti che vale la pena considerare prima di partecipare sono questi, a mio modesto avviso:
1. Giuria: chi leggerà i testi e li valuterà e con quale titolo?
Non me ne vogliate, ma per una volta voglio essere io in cattedra rispetto alla giuria: con quali titoli giudica la giuria? Giornalisti, cantautori, influencer non sono esperti di letteratura, a meno che non abbiano una esperienza solida e comprovata nell’ambito. Però la letteratura è una cosa seria, la valutazione di un testo non è una passeggiata, altrimenti non esisterebbero le accademie, dove si passa la vita a cercare di capire un singolo autore, e non è detto che ci si riesca. Struttura e stile del testo, riferimenti alla tradizione, metro, questioni linguistiche, in un lavoro letterario sono presenti questioni gigantesche che possono raggiungere livelli di complessità enormi e che non possono essere valutati da non addetti ai lavori. Per molti dei concorsi in circolazione il problema esiste, ed è serio: sono certo che scarterebbero Cortázar se partecipasse oggi con Non si dia colpa a nessuno (No se culpe a nadie), trattandosi di un testo brevissimo che parla di un tizio che non riesce ad uscire dal suo maglione.
Prima di partecipare a qualsiasi concorso leggete i curricula della giuria e cercate di capire perché sono seduti lì. Se la giuria non è un granché e decidete di partecipare comunque, siate aperti ad accettare un feedback negativo da una persona che non sa nemmeno perché ve lo ha dato. Come per qualsiasi altro ambito, prima di affidarsi a un professionista, dobbiamo cercare di capire se è competente.
I premi letterari di qualità esistono, questo criterio di per sé sarebbe già sufficiente per fare una scelta consapevole.
2. Gratuità e quota di partecipazione: chi sponsorizza o finanzia il premio?
Qui ho un’opinione personale che può non piacere: i premi letterari devono essere gratuiti. Come farlo lo decide chi lo organizza, ma non si può far pagare agli autori delle quote di partecipazione, perché altrimenti per emergere gli scrittori possono arrivare a investire cifre non da poco. Inoltre questo alimenta quello che rischia di diventare un vero e proprio mercato dell’ambizione, che lucra sulle aspettative e sugli obiettivi di aspiranti scrittori. In Italia è già difficilissimo emergere, occorre cercare di non complicare le cose. Anche qui direi che i concorsi accessibili (con quote simboliche) o gratuiti esistono, ed anche di qualità.
3. Case editrici: c’è qualche casa editrice che ha una partnership con il premio?
Va da sé, se l’obiettivo è pubblicare è bene che ci sia un editore affacciato sul premio a sbirciare per vedere cosa accade. Il fatto che un editore investa sul premio, mettendo il proprio brand a disposizione della competizione è già un buon segno, anche se ha delle implicazioni (si veda il punto 4). Se abbiamo partecipato ad un concorso, magari abbiamo versato una quota, di fatto pagato una giuria per valutarci, allora potrebbe avere senso aspettarsi una scheda di lettura o quantomeno un feedback ragionato sul nostro lavoro. Deve esserci reciprocità, ricevo qualcosa indietro che mi aiuta a crescere, chiarisce alcuni aspetti della mia scrittura, mi valorizza, insomma qualcosa deve accadere, non dovremmo essere solo dei finanziatori passivi di premi e circuiti letterari dai quali siamo tagliati fuori. Se al contrario non arriva un feedback, non c’è un editore, perché abbiamo partecipato? Una targhetta possiamo farla fare da una tipografia a buon prezzo. Questo perché ricevere un riconoscimento sicuramente è utile a costruire un curriculum letterario, ma se non ci aiuta a scavalcare il muro di gomma degli editori allora dal giorno successivo siamo di nuovo nello stesso labirinto. Su questo punto si gioca un grande aspetto della questione: la serietà.
4. Finalità e obiettivi: valutare la letteratura o valutare la pubblicazione, due mondi lontani
Il premio valuta il valore letterario di un’opera o la sua vendibilità? Non è una faccenda da poco, è un aspetto enorme che indica già la direzione di tutto il premio. Alcuni premi negli anni sono cresciuti, hanno costruito un rapporto con gli editori e sono quindi diventati dei talent scout, degli editors, ma quella valutazione non è necessariamente letteraria. Può esserlo, le due cose possono coincidere, ma non è necessariamente così. Quando si valuta la pubblicazione di un’opera si sta parlando di prodotto editoriale, non di opera letteraria. La differenza è quella che intercorre tra la banana di Cattelan e quella che si trova sul banco del fruttivendolo sotto casa mia. Quante banane posso vendere? Milioni. Quante banane hanno un valore che resterà probabilmente nella storia dell’arte? Una. (Infatti acquistare la banana di Cattelan e mangiarla per una cifra stratosferica equivale e riportarla nel mercato, dal mio punto di vista). Quando un premio impostato su questi standard vi scarta, non vi sta dicendo che il vostro testo non è di qualità, vi sta dicendo che non è vendibile. Potreste essere James Joyce e presentare ad un concorso un testo dal titolo Ulisse e sentirvi dire “il suo testo non è male, per questa volta però non è tra i finalisti, le consigliamo di lavorare sulla sintassi, sperando di fare cosa gradita”
Per concludere
La faccio breve: è bello e sano partecipare a dei premi letterari, mettersi alla prova e vedere come girano le cose, ma bisogna essere ben coscienti di cosa possiamo incontrare sulla nostra strada. L’importante è la consapevolezza, in questo modo si può contestualizzare qualsiasi cosa, divertirsi scrivendo e perché no, ridere delle parole del feedback della giuria. Con il dovuto rispetto, si intende.

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