Guarire dal mondo

Dopo un lungo peregrinare tra mezzi di comunicazione liberi che caratterizzano il nostro tempo (blog, pagine social e altre espressioni che non lasciano traccia, come le conversazioni) e tentativi di partecipazione a spazi fin troppo stretti (si legga concorsi letterari e riviste), credo sia giunto il momento di raccogliere quantomeno l’essenziale di ciò che negli anni ho accumulato. Il mondo editoriale è troppo complesso, troppo affollato (in un pianeta affollato), troppo intento probabilmente a sopravvivere e non morire di stenti economici, per considerare gli scritti dell’uomo qualunque.

Gli unici due tentativi di emersione fin qui più o meno riusciti, per quanto mi riguarda, sono stati la rivista Il Malpensante, che a Firenze non ha quasi lasciato impronte, se non qualche numero cartaceo ormai da collezione, ed un nome nell’albo d’oro del Premio Italo Calvino (ero troppo giovane per capire). In fondo la letteratura ha solo due sfumature, ossia il nero della miseria e l’oro della fama a costo dell’anima, che comunque prima o poi finirà rivenduta di seconda mano su di un banchetto sotto qualche portico di una città piovosa del nord continentale.

Così qui si trova l’essenziale, alcune annotazioni sulle cose che, trattenute sul pianeta dalla gravità, si possono notare nelle giornate qualsiasi. Una nota è importante: “guarire dal mondo” vuol dire maturare nei suoi confronti un distacco tale da poter riemergere dalle sovrastrutture che gli uomini hanno costruito nei secoli su questo pianeta, e che di volta in volta si manifestano in molteplici forme, dai pregiudizi culturali al marketing, dai linguaggi alle convinzioni individuali, tutte cose che separano noi e la vita. In questo senso, la vita è un percorso di liberazione dalle sovrastrutture, per poter vedere noi e gli altri, il mondo in sé, le cose per ciò che sono.

Questo, dunque, è prima di tutto uno spazio di libertà.

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