Se si attraversa una libreria qualsiasi, una delle prime cose che è possibile notare è l’aumento della quantità di libri a disposizione. Oltre agli scaffali, spesso è possibile vedere tavoli inseriti negli spazi liberi e su di essi cumuli di testi di ogni sorta riposti con criteri non sempre comprensibili. Il volume della carta sembra fuori controllo, cresce e si moltiplica. Questo è segno di un mercato cresciuto nel tempo, che produce a ciclo continuo carta stampata con un ventaglio di possibilità sempre più sfaccettato. Ma stampare libri non vuol dire occuparsi di letteratura, ovviamente, i libri sono un mezzo di trasporto delle informazioni, dei contenitori dove riporre forme di sapere da destinare a qualcuno, sulla qualità di questo “sapere” si può discutere. Però è chiaro come il mercato abbia profondamente influenzato la letteratura e continui a farlo. Se si prendono in considerazione solo i romanzi, o se si vuole andare al di fuori dei confini del libro e si osservano premi letterari, le conversazioni sulla letteratura, le recensioni, vediamo come quelli che un tempo erano temi minori in ambito letterario siano diventati onnipresenti, la sostanziale spinta delle vendite: trame familiari, travagliate storie di vita vissuta, vicende individuali di riscatto, storie d’amore, tutte trame più adatte all’intrattenimento che non alla tradizione letteraria. Cosa è successo, dunque? Semplicemente la vendita è diventata il traino della produzione libraria, non è un mistero. Questo però ha anche un’altra conseguenza, più profonda, ossia eliminare ogni traccia di innovazione, lasciare sepolti nell’anonimato potenziali talenti che non emergeranno mai e non leggeremo semplicemente perché non vedranno mai la luce sugli scaffali delle nostre librerie, o nei nostri festival letterari, nei nostri circoli di lettori. Sotto questo punto di vista, l’approccio dominante nel nostro sistema culturale è conservatore, mira alla standardizzazione e dunque al conformismo culturale.
La letteratura ha fatto una parabola lineare: sviluppo ed evoluzione della tradizione tecnico – letteraria, affermazione degli stili, sperimentazione e poi, in momenti fiorenti, fino cioè agli anni ’70 del secolo scorso, impegno civile. Successivamente, come una febbre che passa, queste radici con la realtà sono andate sfumando. L’impegno civile si è trasformato progressivamente in colloqui quotidiani, in sguardo intimo sulla vita. Il bisogno di ricerca e di risposte non poteva scomparire, ha dunque assunto una dimensione intimista della qualità più mediocre, ma espressa in uno stile sufficientemente curato. Il benessere, il progresso, la tendenza al consumo rapido e non impegnativo hanno un ruolo in questo, la stampa dei libri e la conseguente selezione di trame di questo genere sono solo un effetto molto successivo del processo di produzione culturale, prima viene il cambio di sguardo.
Alla letteratura è semplicemente accaduto questo: cambiare la sua relazione con la vita, per rispondere a canoni di mercato, farsi consumare in fretta, farsi guidare dalla certezza della vendita.

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